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Il cinghiale sardo
Sus scrofa meridionalis

Scheda biologica
Il cinghiale (Sus Scrofa), mammifero appartenente all'ordine degli Artidattili, presenta un corpo robusto, forma tozza, con una potente muscolatura del treno anteriore. Il collo breve sostiene un capo di grandi dimensioni, provvisto di muso conico allungato, occhi piccoli, e di orecchie appuntite e mobili con all'apice un pennello di setole.
Nel maschio dalla rima boccale sporgono i canini, a crescita continua limitata dall'usura per reciproco sfregamento, presenti fin dalla nascita in numero di uno per ciascuna emiarcata; quelli superiori prendono nome di zanne, quelli inferiori di coti. La femmina possiede canini di minori dimensioni e si distingue dal maschio, nell'età adulta, anche per la mancanza di pennello e, nel periodo di allattamento, per le mammelle ingrossate e ben evidenti in numero di 4-6 paia.
Le maggiori dimensioni e il muso più corto del maschio sono caratteri affidabili per la distinzione dei sessi se interpretati da persona esperta.
La colorazione del manto è bruna più o meno scura negli adulti, rossiccia negli individui da cinque a dodici mesi d'età, mentre presenta tipiche bande chiare e scure alternate nei giovani fino a quattro mesi.
Gli arti, relativamente corti, con quelli posteriori più brevi di quelli anteriori, terminano con un autopodio (mano e piede) con il terzo e quarto dito particolarmente sviluppati, poggianti al suolo per mezzo di unghie conformate a zoccolo.
Il primo dito è sempre assente, mentre il secondo e il quinto (guardie) sono di dimensioni ridotte e inserite piuttosto basse sul retro delle zampe. Questo fatto comporta che le orme dei cinghiali siano facilmente riconoscibili per gli evidenti segni lasciati sul terreno dallo zoccolo e dalle due guardie.
Ecologie ed etologia
Il cinghiale è una specie decisamente cosmopolita: il suo areale comprende gran parte del continente Euroasiatico, l'Africa settentrionale e, grazie alle introduzioni ad opera dell'uomo, anche molte regioni del Nuovo Mondo e dell'Australia. Questa grande valenza ecologica, cioè la capacità di colonizzare territori dalle caratteristiche ambientali più varie, è in buona parte frutto della sua ampia dieta alimentare.
Il cinghiale si ciba sia di sostanze vegetali che animali: frutti di essenze forestali, colture agrarie, ghiande, bulbi, tuberi, radici che l'animale ricerca attivamente per mezzo del rooting ma anche uccelli terricoli, anfibi, rettili, carogne.
La disponibilità alimentare in autunno e inverno, assieme allo sviluppo ponderale e all'età delle femmine, sono in netta correlazione con il tasso di ovulazione e con il numero di nati per parto, generalmente comprendono fra due e sei.
Di solito la femmina entra in estro fra Novembre e Gennaio, si accoppia, e porta avanti una gestazione di 16-20 settimane che termina in primavera con la nascita dei piccoli. Se esiste particolare abbondanza di cibo, essa può anticipare l'estro a Settembre ed essere nuovamente intorno ad Arile-Maggio, riuscendo così a riprodursi due volte nel corso dell'anno.
A tale prolificità si contrappone però un'ingente mortalità fra i giovani dell'anno (40-50%) le cui cause sono molteplici: scarsa tolleranza dei piccoli alle temperature estreme e alla siccità, predazione ad opera di volpi o cani randagi, cure parentali insufficienti specialmente da parte delle primipare.
I piccoli rimangono generalmente con la madre fino al raggiungimento della maturità sessuale che avviene intorno ai 10-12 mesi d'età. Possono altresì formarsi associazioni di più femmine adulte con i rispettivi piccoli, talvolta accompagnate dai giovani dell'anno precedente. I maschi adulti, al di fuori del periodo riproduttivo, tendono a condurre vita solitaria.
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Distribuzione
Storico-Geografica in Italia
La distribuzione attuale del cinghiale in Italia comprende quasi tutta la Penisola e la Sardegna, ad eccezione delle regioni dell'arco Alpino a quote oltre il limite della vegetazione arborea e di piccole aree del versante Adriatico. In Sicilia si è invece estinto intorno al 1868.
Questo è il risultato di un processo di espansione della specie attuatosi nel corso di questo secolo, incentivato dall'uomo sia in modo diretto, per effetto dell'abbandono delle campagne e conseguente accentramento della popolazione umana nelle città, che direttamente, attraverso programmi di ripopolamento a scopo venatorio. Già nel 1919 un contingente di cinghiali selvatici sconfinava in Liguria e Piemonte. Questi capi sono stati riconosciuti come appartenenti al tipo nominale Sus scrofa scrofa L.
Tali sconfinamenti sono poi proseguiti fino agli anni 50 interessando anche le regioni centrali e meridionali.
A partire del secondo dopoguerra fino ad oggi, la causa più importante dell'esplosione demografica della specie è però rappresentata dalle intromissioni di capi non autoctoni, spesso d'allevamento, operate dall'uomo sulla spinta di interessi venatori.
Questo tipo di gestione se, da un lato, ha prodotto una distribuzione molto uniforme della specie nel nostro Paese, pur con densità locali assai variabili e spesso non conosciute, ha altresì determinato un pesante impoverimento genetico delle sottospecie autoctone.
Il cinghiale maremmano (S. scofa majori), in particolare, è ritenuto oggi estinto in quanto recenti studi di elettroforesi e craniometria hanno mostrato che non è più distinguibile ne morfologicamente ne geneticamente dalla sottospecie nominale Sus scrofa scrofa.
Gli stessi studi hanno invece attestato la validità della sottospecie sarda (Sus crofa meridionalis).
Origine e distribuzione
in Sardegna
Il problema dell'origine del cinghiale sardo (Sus scofa meridionalis) è ancora aperto: già all'inizio del secolo si ipotizzava, sulla base di studi craniometri, una sua derivazione del maiale domestico. Recenti lavori di elettroforesi hanno poi messo in luce forti affinità genetiche del cinghiale sardo col maiale domestico, il quale viene normalmente allevato nell'isola allo stato brado, fatto che contribuisce al rinsanguamento fra le due specie. Si può quindi ragionevolmente pensare che il cinghiale sardo derivi da forme domestiche introdotte dall'uomo e rinselvatichitesi, come pure che sia una sottospecie originariamente selvatica che abbia subito in tempi storici un inquinamento genetico.
Qual che sia la sua origine, il cinghiale sardo è oggi presente quasi ovunque nell'isola, tranne che in ristrette zone prive di un minimo di copertura vegetale quali, ad esempio, alcuni isolotti ciscumsardi.

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